Verso la “semplificazione” della disciplina UE sui mercati finanziari: il nodo del metodo
1. Complessità e semplificazione: quadro generale. – 2. Il sistema delle fonti e la frammentazione normativa. – 3. I valori in gioco e il problema delle tassonomie. – 4. Semplificazione vs. deregolamentazione: distinzioni concettuali. – 5. Il dibattito istituzionale: Letta, Draghi e la Commissione. – 5.1. I contributi degli operatori di mercato. – 5.2. Talune fonti accademiche. – 6. Il diritto comparato come metodo: tassonomie e definizioni. – 6.1. Il caso degli strumenti finanziari. – 6.2. Il caso degli organismi di investimento collettivo. – 7. Conclusioni.
Il dibattito sulla "semplificazione" della legislazione finanziaria dell'Unione europea, rilanciato dai rapporti Letta e Draghi e dalla comunicazione della Commissione del febbraio 2025, soffre di un deficit metodologico che ne compromette l'efficacia. Lo scritto muove da una distinzione concettuale preliminare: la semplificazione attiene alla forma e al metodo della normazione, la deregolamentazione alla portata sostanziale del regolato. Confuse fra loro, esse consentono di presentare come razionalizzazione tecnica ciò che è in realtà arretramento delle tutele. Ricostruita la frammentazione delle fonti e la degenerazione dell'architettura Lamfalussy, con l'espansione paralegislativa della soft law delle ESA, il lavoro individua nel problema delle tassonomie il vero nodo irrisolto: molte nozioni fondamentali del diritto finanziario UE restano prive di definizione autonoma e compiuta. Questo genera incertezza e confusione sul piano legislativo e applicativo. Se ne conclude che un metodo comparato di tipo bottom-up, attento all'applicazione concreta delle norme negli ordinamenti nazionali, può fondare una semplificazione duratura, laddove le riconcettualizzazioni top-down rischiano un'unificazione elegante ma fragile.
The current debate on the "simplification" of EU financial legislation — revived by the Letta and Draghi reports and by the Commission's February 2025 Communication — suffers from a methodological deficit that undermines its effectiveness. The paper begins with a preliminary conceptual distinction: simplification concerns the form and method of rule-making, whereas deregulation affects the substantive scope of what is regulated. Once conflated, they allow what is in truth a retreat from protection to be presented as technical rationalisation. After examining the fragmentation of legal sources and the distortion of the Lamfalussy architecture, with the para-legislative expansion of ESA soft law, the paper identifies taxonomies as the genuinely unresolved issue: several core notions of EU Financial Law lack an autonomous and complete EU definition. This raises uncertainty and confusion from a legislative and practical perspective. The study concludes that only a bottom-up comparative method, attentive to how rules are actually applied in national legal systems, can sustain lasting simplification, whereas top-down reconceptualisations risk an elegant but fragile unification.