Etica e finanza nella tempesta trumpiana (problemi e prospettive)
1. Premessa – 2. Il trumpismo: tra interessi nazionali e negazione dei canoni dell’etica – 3. Gli esiti del World Economic Forum 2026 di Davos – 4. Segue: il ridimensionamento della Nato e la sfida del Board of Peace – 5. Il rapporto tra etica e mercato nell’attuale contesto geopolitico e finanziario – 6. Segue: la dimensione etica nel sistema finanziario – 7. Riflessi sul processo di finanziarizzazione dell’economia – 8. Nesso tra etica e regole nel mercato finanziario
L'articolo offre una riflessione sull’esperienza del trumpismo, interpretata non come semplice deviazione populista ma come cambio di paradigma: un regime politico che tende alla concentrazione del potere esecutivo, alla compressione dei checks and balances, alla subordinazione delle istituzioni indipendenti (magistratura, banca centrale, università, media) e alla confusione strutturale tra interessi pubblici e privati. Gli Stati Uniti assumono conseguentemente il ruolo di laboratorio di una possibile “autocrazia elettiva”, in cui la legittimazione elettorale è usata per giustificare pratiche illiberali. Tale evoluzione presenta significativi riflessi sul piano internazionale, determinando soprattutto un riposizionamento forzato dell’Unione europea, chiamata a scegliere tra subalternità e autonomia strategica, ciò che è emerso chiaramente a seguito degli esiti del World Economic Forum 2026 di Davos, cui si accompagnano il sostanziale ridimensionamento della Nato voluto dagli USA e la sfida del Board of Peace, che conferisce a Donald Trump la posizione di sovrano assoluto. In tale contesto anche l’etica ridimensiona la sua funzione di criterio di riferimento per tenere in equilibrio efficienza economica, stabilità finanziaria e coesione sociale, in quanto trova difficoltà ad accordarsi con la politica di conquista del presidente degli USA, la quale si caratterizza per una invasività crescente, incentrata su una distorta applicazione del principio della massimizzazione del profitto.
This article provides critical reflections on the phenomenon of Trumpism, not as a mere populist deviation but as a paradigmatic transformation of the political order. It argues that Trumpism constitutes a regime tendency marked by the concentration of executive authority, the erosion of checks and balances, the subordination of independent institutions - including the judiciary, central bank, universities, and the media - and a structural conflation of public and private interests. The United States becomes a testing ground for a form of "elective autocracy", in which electoral legitimacy is invoked to justify illiberal practices. This trajectory has relevant implications for the international system, compelling a significant strategic recalibration within the European Union, which faces an increasingly stark choice between subordination and strategic autonomy. These pressures have become even more evident in the aftermath of the 2026 World Economic Forum in Davos, alongside the U.S.-driven downsizing of NATO and the emergence of the Board of Peace, which provides Donald Trump an unprecedented position of absolute authority. In this context, ethical considerations lose effectiveness as a guiding framework for balancing economic efficiency, financial stability, and social cohesion. Ethical norms struggle to coexist with the expansionist orientation of the U.S. presidency, which exhibits increasing intrusiveness grounded in a distorted interpretation of profit-maximisation principles.