ISSN: 2279–9737

Sostenibilità, gestione di impresa e mercati finanziari: gerarchie ed equilibri

Antonio di Ciommo, Dottore di ricerca, Università di Roma "Tor Vergata"
Sommario: 

1.I diversi aspetti della “sostenibilità” – 2. Strumenti finanziari e obiettivi di sostenibilità: quale capitale è idoneo a finanziare la transizione? – 3. Assetti patrimoniali e mancanza di strumenti di capitale “verde”: tra esigenze di normazione e problemi di tecnica regolamentare – 4. Il capitale di rischio come finanziamento generale dell’attività di impresa: il problema dell’individuazione dei soggetti “sostenibili” – 5. L’approccio del Regolamento (UE) 852/2020 e del Regolamento Delegato 2139/2021 – 6. Lineamenti di un possibile intervento legislativo: tra oggetto, struttura e integrazione degli scopi di sostenibilità nell’interesse sociale – 7. L’esperienza italiana: l’integrazione dello scopo di sostenibilità “esterna” nelle società comuni – 7.1. Le società con struttura e oggetto “sostenibile” e i relativi principi di gestione – 7.2. La gestione della società benefit tra due o più “sostenibilità”: quale equilibrio? – 7.3. La società benefit come modello per le emissioni di “azioni verdi”?
 

Abstract: 

L’articolo analizza la carenza di strumenti di “capitale di rischio” nel quadro della finanza sostenibile europea, evidenziando il paradosso di un sistema regolatorio – centrato sul Regolamento (UE) 852/2020 – che ha disciplinato efficacemente il debito “verde”, ma ha trascurato i titoli partecipativi. Il contributo esamina criticamente le attuali tendenze della prassi e le sfide poste dall’integrazione degli obiettivi ESG nell’oggetto sociale, rilevando come la mancanza di una disciplina uniforme per le “azioni verdi” rischi di limitare l’efficacia della transizione ecologica e la competitività dei mercati finanziari dell’Unione.
Muovendo dall’esperienza italiana, lo studio individua nel modello della società benefit una possibile soluzione per l’emissione di strumenti di capitale di rischio “verde”, superando i limiti strutturali che sembrano porre soluzioni alternative come i patrimoni destinati e l’emissione di azioni speciali. Si propone un’evoluzione normativa del modello della società benefit di diritto italiano che, attraverso un collegamento biunivoco con i criteri della tassonomia europea, consenta anche alle PMI e alle start-up di accedere a forme di finanziamento del capitale di rischio trasparenti e riconoscibili come ecocompatibili. L’obiettivo è delineare una struttura societaria “bifronte” capace di conciliare la finalità lucrativa con l’impatto ambientale, riducendo i rischi di green washing e promuovendo una reale conversione del sistema produttivo.

The article analyses the shortage of equity instruments within the European sustainable finance framework, highlighting the paradox of a regulatory system – centered on Regulation (EU) 852/2020 – that has effectively regulated “green” debt while neglecting participatory securities. The paper critically examines current market practices and the challenges of integrating ESG objectives into the corporate purpose, noting how the absence of a uniform regime for “green shares” threatens to undermine the ecological transition’s effectiveness and the competitiveness of EU financial markets.
Drawing on the Italian experience, the study identifies the “società benefit” (in English, the benefit company) model as a potential solution for issuing “green equity” instruments, overcoming the structural limitations of segregated assets and special shares. The article proposes a regulatory evolution of the Italian benefit company model which, through a direct link with EU Taxonomy criteria, would allow SMEs and start-ups to access transparent and recognizable as environmentally sustainable. The aim is to outline a “two-faced” corporate structure capable of reconciling profit-making with environmental impact, thereby reducing greenwashing risks and fostering a genuine conversion of the production system.